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scemo guerra paolo ganz

SCEMO DI GUERRA di Paolo Ganz

di Chiara Fenzo

“Chi glielo racconterà a tutti questi morti che il loro sacrificio era proprio necessario?” 1
 
Uomini. Giovani con il futuro nel cuore e nello sguardo. Padri che già avevano imparato a conoscerla, la vita. Mandati senza distinguo al massacro, ognuno “testimone del destino dell'altro” . Cumuli di cadaveri senza nomi, età, né tombe per le lacrime dei vivi. Ma un nome ognuno di quei corpi lo aveva, prima di scomparire “inghiottito dalla terra, mentre il viso si contraeva in una maschera di dolore” 3  o spirando “con dipinta sul volto un'espressione di infinito stupore” .  Questa guerra di massa, di logorante attesa e prolungata morte, è stata una guerra di uomini, di singoli individui, caduti sul campo di battaglia o resi dalla vicinanza con la morte estranei alla vita.

Monti e pietre ben ricordano le urla e il sangue di chi la guerra l'ha vissuta. La Natura, sentinella imparziale, osserva impotente le sorti di ogni individuo.  “Un vento leggero accarezzava i corpi dei caduti ancora in attesa di sepoltura; li contava, per essere ben certo che tutto quello scempio fosse davvero opera dell'uomo.” 5

 
Ci sono atrocità, esistenze interrotte, gioventù mai invecchiate che hanno il diritto di non esser dimenticate, che abbiamo il dovere di non dimenticare.  Ed è a loro che dà voce Paolo Ganz; è la realtà più “umana” della guerra che prende forma tra queste pagine: paura, sangue, istinti di sopravvivenza e di amore profondo. Amore che riesce a farsi largo tra lo “spettegolare” delle mitragliatrici, accolto con inarrestabile naturalezza dall'uomo e conservato come umano segreto dalla Natura. “Ritornarono con il buio, tenendosi per mano e sostando spesso lungo il cammino per abbracciarsi e bisbigliare semplici, tremolanti frasi, forse d'amore. Intanto, lentamente e senza rumore, come soltanto le cose più segrete possono accadere, i fili di erba che i due amanti avevano schiacciato con i loro corpi si rialzarono, e nella valletta non rimase più alcun segno della loro intimità.”

Molti sono stati gli Italo Ardenghi, partiti armati di fucile ed inconsapevole entusiasmo, inutile corazza per affrontare l'attesa della morte. Molti sono stati gli Italo Ardenghi che si sono ritrovati ad occupare un letto di manicomio, perché la loro mente aveva preferito abbandonarli dopo lo scempio vissuto o, al contrario, con estrema lucidità aveva confidato di poter sfuggire alla morte chiedendo asilo alla follia. Molti sono stati poi gli Svuàl, privati dalla guerra di un volto, un'identità con cui affrontare la vita scampata alle mitragliatrici, e poi dimenticati, lasciati nel limbo di una realtà troppo raccapricciante per poter essere riconosciuta. Uomini senza una regolare fisionomia che rappresentavano in realtà il sopravvissuto aspetto della guerra, massacro disumano.  “ Per loro, a conflitto concluso, non ci sarebbe stato posto nelle parate, nemmeno nelle ultime file: troppo l'orrore che evocavano. Un orrore che avrebbe saputo spegnere anche i più bellicosi e trucidi intenti guerreschi.” Molte sono state le Maria, donne forti che della guerra hanno dovuto sopportare le ripercussioni quotidiane, le distanze, i lutti. Donne capaci di affrontare a testa alta ogni forma di dolore, sempre in prima linea per amore, unica lotta mai vana.

 E non importa se i protagonisti di questo libro sono esistiti soltanto nella “fantasia” dell'autore:  vite dimenticate hanno rivissuto grazie a loro. 

 
1 P. Ganz,  Scemo di guerra , Nuovadimensione  2018, pag. 36
2 Ibidem, pag. 66
3 Ibidem, pag. 70
4 Ibidem, pag. 70
5 Ibidem, pag. 77
6 Ibidem, pag. 145
7 Ibidem, pag. 103
Data dell' Evento:
Sabato, 9 Febbraio 2019 - 17:45